Futures — Parte 1: come funzionano (margini, mark-to-market, consegna)
Contenuto educativo. I future sono strumenti a leva: possono comportare perdite superiori al capitale versato. Nessuna raccomandazione.
⟵ Parti dal pillar sui derivati · Vai alla Parte 2: coprirsi con i futures ⟶
Non un investimento, uno strumento
Un derivato non è un investimento "primario": è uno strumento per tre scopi — esposizione, trasferimento del rischio, leva. Il future è il più lineare di questi strumenti, e capirne la meccanica è il prerequisito per tutto il resto.
Standardizzazione = liquidità + efficienza operativa
Il future è un forward standardizzato: dimensione del contratto, modalità di consegna (o regolamento in contanti) e scadenza sono fissi. È proprio questa uniformità a renderlo scambiabile su borse organizzate (CME, CBOE, CBT) con scala e liquidità. Per chi gestisce portafogli grandi è un vantaggio enorme: per modificare l'esposizione azionaria di un fondo, invece di muovere migliaia di posizioni in singoli titoli, si usa un future — stessa esposizione, costi di transazione minimi, regolamento in giornata, senza toccare le posizioni di lungo periodo. È "ingegneria di portafoglio": si modula duration o beta senza smontare nulla.
L'obbligazione reciproca (e perché serve il mark-to-market)
La differenza chiave dei future rispetto alle opzioni è una sola parola: obbligazione. In un future entrambe le parti sono vincolate — il compratore a ritirare/regolare, il venditore a consegnare/regolare. Questo vincolo reciproco rende il rischio di default centrale, e si gestisce con il mark-to-market giornaliero: profitti e perdite vengono realizzati e trasferiti tra le parti ogni giorno. Se il mercato si muove contro di te, devi versare subito; non esiste un debito che si accumula in silenzio fino a scadenza.
Il margine come "performance bond", e la leva
Aprendo una posizione non versi il valore pieno del contratto, ma un margine iniziale: una cauzione, tipicamente il 2-10% del valore. È qui che nasce la leva. Esempio: un contratto da $200.000 con margine $6.000 → un movimento dell'1% del sottostante (±$2.000) vale circa ±17-18% sul margine; il fattore di leva può superare 35:1. Efficienza di capitale enorme, ma a una condizione: il monitoraggio quotidiano dei flussi. Nel momento in cui non rispondi a una margin call, la posizione viene liquidata d'ufficio, senza discussioni.
Da dove nasce il prezzo: il "cost of carry"
Il prezzo di un future non è arbitrario: è il costo di portare l'asset fino a scadenza.
F = S + interessi (costo opportunità) − redditi (dividendi/cedole)
Se il costo di carry è positivo, il future quota sopra lo spot (situazione detta contango). A tenere il prezzo allineato è l'arbitraggio cash-and-carry: se il future è troppo caro, un operatore compra l'asset a pronti, vende il future e finanzia l'acquisto al tasso privo di rischio, incassando un profitto certo finché la pressione non riporta i prezzi in equilibrio. È questo meccanismo, attivo ogni secondo, che impedisce profitti "gratis" e rende il mercato efficiente.
In sintesi
Standardizzazione (liquidità + efficienza), obbligazione reciproca (gestita col mark-to-market), margine come cauzione che genera leva (e margin call che liquida), prezzo = cost of carry. Capito come funziona, nella Parte 2 vediamo l'uso che conta: coprire un rischio — e perché nessuna copertura è perfetta.
Fonti
J. Hull, Options, Futures and Other Derivatives · CME Group — education · Borsa Italiana — glossario.
Contenuto educativo, non raccomandazione. La leva può comportare perdite eccedenti il capitale.
