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Futures — Parte 1: come funzionano (margini, mark-to-market, consegna)

✍️ Redazione10 min di lettura

Futures — Parte 1: come funzionano (margini, mark-to-market, consegna)

Contenuto educativo. I future sono strumenti a leva: possono comportare perdite superiori al capitale versato. Nessuna raccomandazione.

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Non un investimento, uno strumento

Un derivato non è un investimento "primario": è uno strumento per tre scopi — esposizione, trasferimento del rischio, leva. Il future è il più lineare di questi strumenti, e capirne la meccanica è il prerequisito per tutto il resto.

Standardizzazione = liquidità + efficienza operativa

Il future è un forward standardizzato: dimensione del contratto, modalità di consegna (o regolamento in contanti) e scadenza sono fissi. È proprio questa uniformità a renderlo scambiabile su borse organizzate (CME, CBOE, CBT) con scala e liquidità. Per chi gestisce portafogli grandi è un vantaggio enorme: per modificare l'esposizione azionaria di un fondo, invece di muovere migliaia di posizioni in singoli titoli, si usa un future — stessa esposizione, costi di transazione minimi, regolamento in giornata, senza toccare le posizioni di lungo periodo. È "ingegneria di portafoglio": si modula duration o beta senza smontare nulla.

L'obbligazione reciproca (e perché serve il mark-to-market)

La differenza chiave dei future rispetto alle opzioni è una sola parola: obbligazione. In un future entrambe le parti sono vincolate — il compratore a ritirare/regolare, il venditore a consegnare/regolare. Questo vincolo reciproco rende il rischio di default centrale, e si gestisce con il mark-to-market giornaliero: profitti e perdite vengono realizzati e trasferiti tra le parti ogni giorno. Se il mercato si muove contro di te, devi versare subito; non esiste un debito che si accumula in silenzio fino a scadenza.

Il margine come "performance bond", e la leva

Aprendo una posizione non versi il valore pieno del contratto, ma un margine iniziale: una cauzione, tipicamente il 2-10% del valore. È qui che nasce la leva. Esempio: un contratto da $200.000 con margine $6.000 → un movimento dell'1% del sottostante (±$2.000) vale circa ±17-18% sul margine; il fattore di leva può superare 35:1. Efficienza di capitale enorme, ma a una condizione: il monitoraggio quotidiano dei flussi. Nel momento in cui non rispondi a una margin call, la posizione viene liquidata d'ufficio, senza discussioni.

Da dove nasce il prezzo: il "cost of carry"

Il prezzo di un future non è arbitrario: è il costo di portare l'asset fino a scadenza.

F = S + interessi (costo opportunità) − redditi (dividendi/cedole)

Se il costo di carry è positivo, il future quota sopra lo spot (situazione detta contango). A tenere il prezzo allineato è l'arbitraggio cash-and-carry: se il future è troppo caro, un operatore compra l'asset a pronti, vende il future e finanzia l'acquisto al tasso privo di rischio, incassando un profitto certo finché la pressione non riporta i prezzi in equilibrio. È questo meccanismo, attivo ogni secondo, che impedisce profitti "gratis" e rende il mercato efficiente.

Il cost of carry per classe di attivo

La formula generale resta, ma cambia secondo il tipo di sottostante:

  • Indici azionari: F = indice + interessi − dividendi attesi — i dividendi del paniere riducono il costo di carry e possono portare il future sottolo spot.
  • Titoli di Stato: entra la logica del cheapest-to-deliver — fra i titoli consegnabili, chi vende sceglie il più conveniente, e questo guida il prezzo del future.
  • Valute: il carry è il differenziale dei tassi tra le due divise (parità coperta dei tassi d'interesse): il future sul cambio sconta il vantaggio o lo svantaggio di tasso.
  • Materie prime: agli interessi si aggiungono i costi di stoccaggio e l'eventuale convenience yield del detenere il bene fisico.

La margin call, in pratica

Riprendiamo l'esempio: contratto da $200.000, margine iniziale $6.000. Il broker fissa anche un margine di mantenimento (poniamo $4.500). Se alcune sedute storte erodono il margine sotto quella soglia — diciamo a $4.200 — scatta la margin call: devi riportare il conto al margine iniziale (versare circa $1.800), subito. Se non lo fai, la posizione viene chiusa d'ufficio al prezzo di mercato, cristallizzando la perdita. È il motivo per cui la leva richiede liquidità di riserva, non solo una tesi corretta: puoi avere ragione sul lungo periodo ed essere comunque liquidato nel breve.

In sintesi

Standardizzazione (liquidità + efficienza), obbligazione reciproca (gestita col mark-to-market), margine come cauzione che genera leva (e margin call che liquida), prezzo = cost of carry. Capito come funziona, nella Parte 2 vediamo l'uso che conta: coprire un rischio — e perché nessuna copertura è perfetta.

Fonti

J. Hull, Options, Futures and Other Derivatives · CME Group — education · Borsa Italiana — glossario.

Contenuto educativo, non raccomandazione. La leva può comportare perdite eccedenti il capitale.