Futures — Parte 2: coprirsi davvero (hedge ratio e basis risk)
Contenuto educativo. La copertura riduce un rischio ma ne introduce altri (base, leva). Nessuna raccomandazione.
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Coprire trasforma il rischio, non lo elimina
Nella Parte 1 abbiamo visto come funziona un future. Qui l'uso che conta: la copertura. Quando copri un'esposizione con un future di segno opposto, blocchi un prezzo di vendita futuro pari a prezzo del future iniziale + base finale. Detto altrimenti: non azzeri il rischio, lo trasformi da rischio di prezzo pieno (ingestibile) a basis risk (piccolo e gestibile).
La base e la convergenza
La base è la differenza tra prezzo a pronti e prezzo del future: base = S − F. Non è casuale: è il costo di carry (Parte 1). Il principio chiave per chi copre è la convergenza: avvicinandosi alla scadenza la base si restringe a zero — a scadenza S = F. Nel frattempo, però, la base oscilla, ed è qui il rischio residuo. In senso rigoroso coprire è una scommessa sulla base: stai speculando sul modo in cui il cost of carry si muoverà nel tempo. Questo è il basis risk: il motivo per cui nessuna copertura è perfetta.
L'hedge ratio a varianza minima: quanti contratti
Una copertura "uno a uno" presume che il tuo asset e il future si muovano identici (correlazione = 1): quasi mai vero. Il rapporto di copertura a varianza minima corregge per questo:
h = ρ · (σ_S / σ_F) — (posizione di segno opposto all'esposizione)
dove ρ è la correlazione tra le variazioni del tuo asset (S) e del future (F). È, di fatto, il beta della tua esposizione rispetto al future. Esempio: asset meno volatile del future (σ_S/σ_F = 0,8) e correlazione 0,9 → h = 0,72: copri il 72% del nozionale, non il 100%. Quando ρ < 1 resta un rischio residuo (la varianza non coperta) pari a σ_S² · (1 − ρ²): la copertura ha minimizzato, non cancellato, il rischio.
Cross-hedging: quando il future esatto non esiste
Spesso non c'è un future sul tuo asset specifico: si copre con un sottostante correlato ma di classe diversa — es. un portafoglio di obbligazioni corporate coperto con future su titoli di Stato. Funziona quanto è alta e stabile la correlazione; è esattamente lì che vive il basis risk.
Controllare beta e duration senza toccare il portafoglio
La stessa logica permette il controllo sintetico del rischio. Per l'azionario, l'hedge ratio si aggiusta per il beta del portafoglio rispetto al future sull'indice: calcoli il numero esatto di contratti per portare il rischio dal profilo attuale a quello desiderato — senza vendere un solo titolo. Per il reddito fisso si ragiona in duration: per ridurre la duration a un target, calcoli quanti future su obbligazioni servono ad accorciare la sensibilità ai tassi.
La scelta operativa: stack hedge vs strip hedge
- Stack hedge — apri tutta la posizione sul contratto più lontano e la tieni. Semplice; ti espone solo al basis risk a scadenza. Ma il contratto lontano è spesso meno liquido.
- Strip hedge — parti dal contratto vicino e poi rolli (chiudi il vicino, apri il successivo), ripetendo fino all'orizzonte. Più aderente, ma ti espone al rollover risk: il prezzo finale dipende dal calendar spread al momento del roll.
Non c'è una risposta giusta: scegli tra la certezza di un basis risk noto (stack) e il rischio di tassi futuri ignoti sul costo del roll (strip). È un giudizio sul tuo scenario.
In sintesi
Coprire = trasformare il rischio in basis risk; la base converge a zero a scadenza; l'hedge ratio a varianza minima (ρ·σ_S/σ_F) dice quanto coprire; il cross-hedge serve quando il future esatto non c'è; beta e duration si controllano sinteticamente; stack vs strip è la scelta operativa. La copertura non elimina il rischio: lo riduce e lo rende gestibile. Tutto parte dal pillar sui derivati.
Fonti
J. Hull, Options, Futures and Other Derivatives (minimum-variance hedge ratio, basis) · CME Group — education · Borsa Italiana — glossario.
Contenuto educativo, non raccomandazione. Le performance passate non garantiscono risultati futuri.
